Quello che è successo a Tolosa ha purtroppo un retroterra culturale torbido ma vasto, intriso di una melmaglia di pregiudizi e ignoranza che continua a produrre i suoi frutti marci. L’odio cieco che ha ucciso quei poveri bambini e il loro papà, colpevoli soltanto di essere ebrei, non è solo il frutto di una mente folle. Follemente lucida e spietata. No. Come scrive Marek Halter sulla Repubblica di oggi, gli ebrei vengono considerati come “colpevoli” di tutti i mali del mondo da almeno duemila anni. Ebrei perseguitati in quanto
ebrei. Ovviamente ogni uomo sano di mente non può che condannare quello che è
accaduto alla scuola ebraica di Tolosa. Ma c’è sempre qualche cosa di taciuto o
qualcuno di troppo che tace quando si tratta di loro. Di ebrei appunto. Silenzi
ed omissioni nascondono la paura di prendere posizione. Di sentirsi come loro,
di essere dalla loro stessa parte. Da dove nasce questa paura? Che cosa la
fomenta? Sono convinto che la paura nasca dall’ignoranza. Ma l’ignoranza è
spesso indotta da un sistema di informazione troppo spesso fazioso e
abbandonato alla logica del relativismo. Se aboliamo l’esistenza della verità,
è del tutto inutile faticare per cercarla. Non serve nemmeno impegnarsi per
capire il problema. E allora chi rimane in superficie è soggetto ai venti delle
mode facili, imbevute di frasi fatte, luoghi comuni e pregiudizi. La kefiah è un oggetto alla moda solo per
caso? Io dico di no. Il pensiero politicamente corretto ha trovato il suo
megafono negli ambienti della sinistra “perbene” e salottiera. Gli stessi
ambienti in cui sono stati accolti a braccia aperte dittatori sanguinari e
gruppi terroristici pur di soddisfare alcune storiche ossessioni. E qual è
l’altro luogo dove il politicamente corretto, il relativismo, la superficialità
sono all’ordine del giorno? Esatto. Il web. E in particolare il regno dei
social network ovvero del perbenismo. Quasi mi sento fuori luogo in mezzo a
tutti questi animalisti, ambientalisti e pacifisti. Tutti sempre pronti a
difendere il povero cucciolo maltrattato, prontissimi a condannare l’esercito
israeliano quando sono i bambini palestinesi a perdere la vita (perché usati
come scudo dai terroristi), ma poi quando dovrebbe essere scontato sentirsi
vicini anche al popolo ebraico, le manifestazioni di solidarietà si fanno più
scarse e predomina il silenzio. Essere ebrei, purtroppo, non è mai stato alla
moda.