mercoledì 14 marzo 2012

Crollano i teoremi



Mentre il pm Antonio Ingroia, ai microfoni della Zanzara, ribadiva la sua fiducia nel lavoro svolto dall'accusa nonostante la doccia fredda arrivata il giorno precedente dalla decisione della Cassazione, e anzi in assoluta libertà si diceva addirittura convinto della colpevolezza dell'imputato, la requisitoria integrale del pg Iacoviello stava cominciando a fare il giro delle redazioni dei principali giornali. In sintesi, la decisione di annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado a Marcello Dell'Utri è stata presa dopo aver rilevato diverse criticità:
i) la logica stessa che sta alla base della sentenza, la mancanza di una imputazione chiara e definibile ("Il paradosso di un concorrente esterno che dà il suo contributo in una vicenda estorsiva, ma non concorre nell’estorsione");
ii) la scarsa correlazione tra accusa e sentenza ("Se nell’imputazione mi contesti la partecipazione ad associazione e poi nel corso del processo mi contesti il concorso esterno, descrivendomi la condotta incriminata, allora si porrà un problema di correlazione tra accusa e sentenza - pacificamente risolto dalla giurisprudenza nel senso della correlazione. Ma qui si contesta formalmente il concorso esterno, indicando determinati comportamenti. Poi si ignorano completamente questi comportamenti e mi si condanna - senza alcuna contestazione - per il medesimo titolo di reato, ma per un fatto completamente diverso."); 
iii) la difficoltà nell'indicare in modo inequivocabile il contributo che il concorrente esterno avrebbe dato all'associazione mafiosa ("Poiché non abbiamo un’imputazione, siamo per forza costretti ad elaborare molteplici teorie del caso, cercando di trovare quella più adeguata al fatto e conforme al diritto. Ma è un’operazione che non competerebbe alla Cassazione. Doveva essere fatta nei gradi precedenti.");
iv) nonché altre pesantissime contraddizioni ("facciamo il caso che l’imputato non fosse amico dei mafiosi. Nessuno lo condannerebbe. La sua condotta sarebbe lecita, perché a favore della vittima. Ma allora quale è questo misterioso sortilegio per cui la medesima condotta passa subitaneamente dal lecito all’illecito? L’amicizia mafiosa. Ma la storica Mannino ... ha con parole aspre confinato nell’irrilevante giuridico le frequentazioni mafiose. Al massimo, possono costituire uno spunto investigativo").


E allora quel Marcello Dell'Utri dipinto dai giornali per anni come il tramite tra mafia e Berlusconi? Così argomenta Iacoviello: "Canale di collegamento, tramite sono metafore. La tipicità dell’imputazione richiede condotte concrete (la CEDU parla di accusa dettagliata). Cosa ha fatto in concreto l’imputato, dove quando e come? Dimmi prima cosa ho fatto e poi vediamo se la mia condotta può essere qualificata come tramite, canale, tunnel e simili. Le metafore non possono sostituire la condotta. Non si condanna sulle parole, ma sui fatti." 
In pratica, per continuare a sostenere il teorema che da diciannove anni viene portato avanti dal partito dei pm d'assalto, si dovrà scavare tra le macerie.

Puntuale, il gazzettino delle procure oggi va all'attacco del pg Iacoviello accusandolo di dire il falso. Siamo all'assurdo.