mercoledì 8 giugno 2011

Altro che festa al caro amico Cav., al Capranica mancava solo la salma


Giuliano Ferrara voleva rilanciare il Pdl e Berlusconi. Auspicava la svolta in puro stile liberale, riformatore, democratico. Come antidoto alla batosta elettorale aveva invocato le primarie, captando da vero animale politico quello che chiedono in sostanza i giovani elettori di centrodestra, che come ha giustamente sottolineato anche Mario Sechi, "si organizzano in rete ed hanno già deciso da che parte andare, che lo vogliate oppure no"; Ferrara ha capito che se non si cambia tutto e pure in fretta, se non si rivoluziona il partito in stile democratico, se non si ritorna già domani ad occuparsi dei problemi reali del Paese, con quel tanto di serietà che occorre, il centrodestra è condannato a perdere e perdere, e ancora. Adunata quindi. Tutti al teatro Capranica di Roma per cercare di capire dove sono finiti i berlusconiani, e soprattutto dov'è finito il vero Berlusconi. Cosa si può fare per ripartire? Primarie, dice Ferrara. Il più presto possibile. Ma si può chiedere a Berlusconi il "monarca" (Sallusti copyright), Berlusconi il "comandante in capo" (Santanchè copyright) di divenire qualcosa di diverso dalla sua natura, senza che la cosa venga percepita come un "regicidio" (ancora Sallusti copyright)? E infatti, dopo aver ascoltato gli altri interventi, il direttore del Foglio si è dovuto rendere conto che questa iniziativa è morta ancor prima di nascere. Nessuno (o quasi nessuno) dei fedelissimi berlusconiani vuole veramente le primarie. C'è chi dice: "sono favorevole, però...", "Primarie sì, vabbene, ma..." e così via. Una bocciatura quasi generale. Una delusione. Il teatro, affollato di ultrasettantenni, è la fotografia del berlusconismo allo stato attuale. Un'immagine crepuscolare.