Rottamare. Invocare le primarie, per scegliere noi e non far più scegliere loro. Tutto giusto. Giustissimo. Io condivido totalmente e sono con voi. Ma a mio avviso la situazione è talmente incancrenita che non bastano queste sacrosante iniziative. Dovremmo osare qualcosa di più e di più duraturo. Organizzarci, ad esempio. Creare un movimento capace di competere fin dalle prossime elezioni (politiche o amministrative), e formato da soli giovani (under 40 anni) competenti che abbiano la voglia di metterci la faccia. In ogni città, l’obiettivo del nuovo popolo di centrodestra, liberale, conservatore, repubblicano, sarebbe quello di votare esclusivamente il movimento. Diciamocelo chiaramente: anche se riuscissimo a far in modo che qualcuno prenda sul serio la nostra (l’ho fatta mia) iniziativa delle primarie, saremmo costretti a stare comunque al loro gioco. Noi possiamo decidere se scegliere tra coloro che già fanno parte della Casta, tra i migliori di loro (o i meno peggio), oppure organizzarci per rivoluzionare il sistema, abbattere la Casta, e portare una ventata d’aria fresca dentro al Palazzo. A quel punto sì, che potremmo decidere di richiamare quelli che secondo il nuovo movimento di centrodestra saranno considerati “all’altezza”. E’ un lavoro arduo, che comporta non pochi sacrifici, lo so, ma qualcuno dovrà pur farlo. Se non ora, quando? E' adesso il tempo di agire. Le strade indicate da Daw e da The Right Nation vanno tutte nel verso giusto. Ma io sono stufo di dover scegliere la cosa migliore tra la padella e la brace. E da conservatore liberale vorrei non essere costretto a votare Di Pietro, Vendola o Beppe Grillo per far capire a questa destra che la sua parabola è finita. Che Berlusconi è tempo che si faccia da parte. Rimbocchiamoci le maniche. E' arrivato il nostro momento. Organizziamoci, diamo vita ad un nuovo movimento di centrodestra italiano, con un manifesto degno dei partiti conservatori inglesi e statunitensi, e poi andiamoci a riprendere ciò che ci spetta di diritto: il nostro futuro, il nostro Paese.
"... abolito il concetto di rendimento garantito sugli investimenti, cancellato il pericolo di obbligo di gara per i servizi pubblici (inclusi trasporti e rifiuti) o di rafforzamento dei privati nell’azionariato, si ragiona sulle prospettive".
Ma senza rendimento sugli investimenti chi è che investe i quattrini (circa 60 miliardi di euro) necessari per sostenere quelle non più evitabili spese di manutenzione? Senza "il pericolo di obbligo di gara" possiamo stare certi che il servizio di gestione e fornitura dell'acqua non corre il rischio di essere affidato alla società più efficiente, ma solo agli amici di; senza l'apertura ai privati, le bollette le pagheremo direttamente con le tasse (più tasse) ai Comuni. Evviva l'acqua aggratise. Però, hai visto Berlusconi che batosta ha preso è...?
Dalle colonne del Foglio, Giuliano Ferrara ha lanciato l'ennesima sfida agli intellettuali italiani, nessuno escluso. Sembra quasi voler dire: deponiamo le armi, e cerchiamo di trovare insieme un giudizio il più possibile equanime su quel fenomeno politico e sociale chiamato berlusconismo. Per il bene del Paese. E' possibile?
Al direttore del Foglio, risponde Luca Sofri in modo scettico, ma intelligente. Sofri, in particolare, sottolinea "il tema della credibilità di molti intellettuali che in questi anni sono stati “indulgenti” col suddetto berlusconismo".
A Sofri, invece, risponde Christian Rocca - Camillo per la rete -, ex fogliante, ed ora una delle penne più sagaci del Sole24Ore. Rocca, che pur condivide in generale il discorso di Luca Sofri, lo critica apertamente su due punti, a suo avviso cruciali.
Noi, in attesa di nuovi spunti intelligenti sui quali riflettere, una cosa la possiamo dire: Berlusconi è già un pezzo da museo.
Bill Emmott, ex direttore dell'Economist, autore della famosa copertina "Why Berlusconi is unfit to lead Italy", dopo aver passato dieci anni nel nostro Paese, s'è reso conto che gli analisti stranieri non riusciranno mai a capire il fenomeno Berlusconi e l'Italia se non accantonano prima di tutto la "parzialità politica, l'ingenuità e l'ignoranza delle sottigliezze".
Il nuovo dossier del settimanale londinese che si scaglia per l'ennesima volta contro il Presidente del Consiglio e il suo governo è però riuscito a far gioire tutti quelli che a sinistra non hanno nessuna intenzione di capire e ragionare, ma solamente voglia di eccitarsi e tifare contro il nemico, il male assoluto, Mr. Berlusconi.
Non fatelo sapere troppo in giro, ma il dossier dice anche dell'altro. Dice pure cose che a sinistra non hanno letto o che ignorano volutamente. Secondo Christian Rocca, infatti, l'Economist "dice anche che è stata fatta un’ottima riforma delle pensioni (e chi l’ha fatta? Quello unfit), una buona riforma del mercato del lavoro (e chi l’ha fatta? Quello unfit), un’incoraggiante riforma della scuola (e chi l’ha fatta? la Gelmini ministro di quello unfit), una riforma dell’Università nella giusta direzione (e chi l’ha fatta? sempre la Gelmini ministro di quello unfit). Il dossier riconosce che il paese ha tenuto meglio del resto dell’Europa (e chi c’è riuscito? Tremonti, il ministro di quello unfit), che la divisione delle carriere dei magistrati sarebbe una buona cosa (e chi la vuole, se non quello unfit?) e che i giudici farebbero bene a non entrare in politica (e chi lo dice, se non quello unfit?)".
L'Economist racconta pure, continua Rocca, "che Marco Biagi e Massimo D’Antona sono stati uccisi da terroristi di estrema sinistra contrari alle riforme del lavoro e della pensione. Ricorda che i sindacati hanno tentato di tutto per annacquare le ottime idee riformatrici della Gelmini. Non dimentica nemmeno che la rivoluzione di Marchionne è considerata eversiva. L’Economist nota anche che l’Italia è l’unico paese europeo che porta i comunisti al governo". Nonostante questo il settinamanale britannico non riesce a fare due più due. Anzi, "dice che Bersani e il centrosinistra sono meglio della destra sulle liberalizzazioni. E come no?", scrive Rocca, "basta vedere il dietrofront di Bersani (e Di Pietro, ndr) sull’acqua".
«Non devi più parlare di riforma fiscale, così si creano aspettative. Poi le aspettative vengono deluse e si perde consenso. In questa situazione, meglio sarebbe andare alle elezioni». «In questa situazione, se andiamo alle elezioni le perdiamo», ha urlato Berlusconi in viva voce: «Bisogna prima intervenire sulle tasse».
Raccontano di aver visto il Cavaliere digrignare i denti, mentre dall'altro capo si sentiva ripetere da Tremonti che un minor gettito sul fronte delle entrate, «perché di questo si tratterebbe», manderebbe il Paese gambe all'aria sui mercati: «Bisogna tagliare, invece. Per esempio, l'Ice...». Il premier per un attimo ha pensato all'Ici. «No, no, l'Ice, i fondi per l'Istituto del commercio estero. Sono un sacco di soldi». «E le province allora? E tutti i finanziamenti inutili?».
Un prolungato dialogo tra sordi, concluso da un commento del Cavaliereche il ministro dell'Economia non ha sentito: «Non so come faccio ancora a sopportarlo».
La quasi totalità dei principali media europei, completamente rincoglioniti dal fenomeno Obama, tacciono sulle due guerre che l'attuale amministrazione americana ha deciso di portare avanti con durezza e caparbietà. Ma qualcuno che ne parla c'è. Noi gli facciamo eco, sperando di contribuire a ridurre la fitta coltre di ipocrisia che invade le redazioni delle testate giornalistiche e delle televisioni di riferimento della sinistra "colta" e perbenista, quella che odiava Bush e strizzava l'occhio ai pacifisti.
Giuliano Ferrara voleva rilanciare il Pdl e Berlusconi. Auspicava la svolta in puro stile liberale, riformatore, democratico. Come antidoto alla batosta elettorale aveva invocato le primarie, captando da vero animale politico quello che chiedono in sostanza i giovani elettori di centrodestra, che come ha giustamente sottolineato anche Mario Sechi, "si organizzano in rete ed hanno già deciso da che parte andare, che lo vogliate oppure no"; Ferrara ha capito che se non si cambia tutto e pure in fretta, se non si rivoluziona il partito in stile democratico, se non si ritorna già domani ad occuparsi dei problemi reali del Paese, con quel tanto di serietà che occorre, il centrodestra è condannato a perdere e perdere, e ancora. Adunata quindi. Tutti al teatro Capranica di Roma per cercare di capire dove sono finiti i berlusconiani, e soprattutto dov'è finito il vero Berlusconi. Cosa si può fare per ripartire? Primarie, dice Ferrara. Il più presto possibile. Ma si può chiedere a Berlusconi il "monarca" (Sallusti copyright), Berlusconi il "comandante in capo" (Santanchè copyright) di divenire qualcosa di diverso dalla sua natura, senza che la cosa venga percepita come un "regicidio" (ancora Sallusti copyright)? E infatti, dopo aver ascoltato gli altri interventi, il direttore del Foglio si è dovuto rendere conto che questa iniziativa è morta ancor prima di nascere. Nessuno (o quasi nessuno) dei fedelissimi berlusconiani vuole veramente le primarie. C'è chi dice: "sono favorevole, però...", "Primarie sì, vabbene, ma..." e così via. Una bocciatura quasi generale. Una delusione. Il teatro, affollato di ultrasettantenni, è la fotografia del berlusconismo allo stato attuale. Un'immagine crepuscolare.
Il diritto di andare a prendere il sole in spiaggia è sacrosanto. Mentre per chi avesse intenzione di recarsi alle urne per votare i 4 quesiti referendari, io propongo questo.
Sbarrate il “Sì” per abrogareil legittimo impedimento: anche se già in parte bocciato dalla Consulta potrebbe essere comunque un ulteriore pungolo per svegliare Berlusconi. Un’altra piccola “sberla” politica - al Presidentissimo - non può far che bene a lui e all'Italia.
I quesiti sull’acqua. Ecco, su queste due schede potete scegliere se sbarrare il "No" oppure consegnare scheda nulla. Perché? Per motivi di cui ho già parlato: perché l’ideologia squinternata dell’ "acqua pubblica" è una cosa da cerebrolesi. Non si rischia di rimanere assetati. Non si rischia la privatizzazione di niente. L’acqua è e rimane, ovviamente, un bene pubblico (cioè di proprietà dello Stato). Da quando la gestione pubblica di alcunché in Italia è meglio di quella privata? Pubblico non è sinonimo di efficienza. Basta cazzate. Non mi venite a fare l'elogio del servizio pubblico, proprio voi.
E veniamo al quesito sul nucleare. Forse quello più significativo. Non ci sono fatti e ragionamenti economici che tengano di fronte alle angoscianti immagini di Fukushima. La paura è irrazionale, ma il dietrofront di Svizzera e Germania è una cosa seria su cui riflettere. Quindi riflettete.
Santoro chiama i rinforzi. Ecco allora Celentano, stavolta non in collegamento telefonico, ma in carne ed ossa ad Annozero, anche se non in studio. Ed è subito show! Il molleggiato, infatti, sembra averci preso gusto ad indossare i panni dell'anziano guru politico (un po' suonato), e così, innescato dall'immancabile Sandro Ruotolo, attacca il suo monologo pro referendum ed antinucleare: "Non possiamo assolutamente permettere che non si raggiunga il quorum. I governanti spregiudicati non aspettano altro, se disgraziatamente l'affluenza alle urne fosse al di sotto del 50%+1 il quorum dopo ce lo fanno loro, a pezzi." E quindi? "Quindi dobbiamo andare a votare... assolutamente". Ma perché, per quale motivo? Non si capisce. Perché altrimenti ci fanno il "quorum a pezzi"?
E poi aggiunge: "E questa è una cosa che prima di dirvela io ve la sta dicendo la dolce ebbrezza del cambiamento". Aah, e se ce lo dice "la dolce ebbrezza del cambiamento" allora vado di corsa a votare. Ed improvvisamente, così senza alcun senso logico, cambia discorso e passa a difedere Pisapia (probabilmente dalle critiche preventive di Grillo). Poi elogia De Magistris: "come risolverà De Magistris il problema dei rifiuti? E' semplice... addestrerà i napoletani per la grande battaglia dei rifiuti e li educherà alla raccolta differenziata". Facile, no? Perché non ci hanno pensato prima? Si è dimenticato di dire che De Magistris camminerà sulle acque e moltiplicherà i pani e i pesci. Celentano, infine, quando un ragazzo del Pdl gli domanda cosa ci sia di tanto ambientalista nel disboscare i terreni per impiantare pannelli solari, più che molleggiato sembra imbalsamato, pietrificato. Se la caverà con una battuta, l'ennesima.
Se avessi sentito prima questa roba, così tanto misera e triste, avrei avuto un motivo valido per correre alle urne e votare, senza pensarci due volte, Silvio Berlusconi. Come scrive Daw, lasciate in pace i bambini!
Secondo l'autore dell'inquietante pezzo - cioè un folle che recluta dei bambini e li usa per alimentare le sue ossessioni - insegnare questo tipo di vocaboli a delle anime innocenti non sarebbe diseducativo, bensì liberatorio. Ma forse non meriterebbe nemmeno di essere preso sul serio. Sentite quel che ha dichiarato alla Zanzara su Radio24 (dal minuto 85.40).