martedì 20 marzo 2012

Essere ebrei non è mai stato alla moda

Quello che è successo a Tolosa ha purtroppo un retroterra culturale torbido ma vasto, intriso di una melmaglia di pregiudizi e ignoranza che continua a produrre i suoi frutti marci. L’odio cieco che ha ucciso quei poveri bambini e il loro papà, colpevoli soltanto di essere ebrei, non è solo il frutto di una mente folle. Follemente lucida e spietata. No. Come scrive Marek Halter sulla Repubblica di oggi, gli ebrei vengono considerati come “colpevoli” di tutti i mali del mondo da almeno duemila anni. Ebrei perseguitati in quanto ebrei. Ovviamente ogni uomo sano di mente non può che condannare quello che è accaduto alla scuola ebraica di Tolosa. Ma c’è sempre qualche cosa di taciuto o qualcuno di troppo che tace quando si tratta di loro. Di ebrei appunto. Silenzi ed omissioni nascondono la paura di prendere posizione. Di sentirsi come loro, di essere dalla loro stessa parte. Da dove nasce questa paura? Che cosa la fomenta? Sono convinto che la paura nasca dall’ignoranza. Ma l’ignoranza è spesso indotta da un sistema di informazione troppo spesso fazioso e abbandonato alla logica del relativismo. Se aboliamo l’esistenza della verità, è del tutto inutile faticare per cercarla. Non serve nemmeno impegnarsi per capire il problema. E allora chi rimane in superficie è soggetto ai venti delle mode facili, imbevute di frasi fatte, luoghi comuni e pregiudizi. La kefiah è un oggetto alla moda solo per caso? Io dico di no. Il pensiero politicamente corretto ha trovato il suo megafono negli ambienti della sinistra “perbene” e salottiera. Gli stessi ambienti in cui sono stati accolti a braccia aperte dittatori sanguinari e gruppi terroristici pur di soddisfare alcune storiche ossessioni. E qual è l’altro luogo dove il politicamente corretto, il relativismo, la superficialità sono all’ordine del giorno? Esatto. Il web. E in particolare il regno dei social network ovvero del perbenismo. Quasi mi sento fuori luogo in mezzo a tutti questi animalisti, ambientalisti e pacifisti. Tutti sempre pronti a difendere il povero cucciolo maltrattato, prontissimi a condannare l’esercito israeliano quando sono i bambini palestinesi a perdere la vita (perché usati come scudo dai terroristi), ma poi quando dovrebbe essere scontato sentirsi vicini anche al popolo ebraico, le manifestazioni di solidarietà si fanno più scarse e predomina il silenzio. Essere ebrei, purtroppo, non è mai stato alla moda. 

mercoledì 14 marzo 2012

Crollano i teoremi



Mentre il pm Antonio Ingroia, ai microfoni della Zanzara, ribadiva la sua fiducia nel lavoro svolto dall'accusa nonostante la doccia fredda arrivata il giorno precedente dalla decisione della Cassazione, e anzi in assoluta libertà si diceva addirittura convinto della colpevolezza dell'imputato, la requisitoria integrale del pg Iacoviello stava cominciando a fare il giro delle redazioni dei principali giornali. In sintesi, la decisione di annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado a Marcello Dell'Utri è stata presa dopo aver rilevato diverse criticità:
i) la logica stessa che sta alla base della sentenza, la mancanza di una imputazione chiara e definibile ("Il paradosso di un concorrente esterno che dà il suo contributo in una vicenda estorsiva, ma non concorre nell’estorsione");
ii) la scarsa correlazione tra accusa e sentenza ("Se nell’imputazione mi contesti la partecipazione ad associazione e poi nel corso del processo mi contesti il concorso esterno, descrivendomi la condotta incriminata, allora si porrà un problema di correlazione tra accusa e sentenza - pacificamente risolto dalla giurisprudenza nel senso della correlazione. Ma qui si contesta formalmente il concorso esterno, indicando determinati comportamenti. Poi si ignorano completamente questi comportamenti e mi si condanna - senza alcuna contestazione - per il medesimo titolo di reato, ma per un fatto completamente diverso."); 
iii) la difficoltà nell'indicare in modo inequivocabile il contributo che il concorrente esterno avrebbe dato all'associazione mafiosa ("Poiché non abbiamo un’imputazione, siamo per forza costretti ad elaborare molteplici teorie del caso, cercando di trovare quella più adeguata al fatto e conforme al diritto. Ma è un’operazione che non competerebbe alla Cassazione. Doveva essere fatta nei gradi precedenti.");
iv) nonché altre pesantissime contraddizioni ("facciamo il caso che l’imputato non fosse amico dei mafiosi. Nessuno lo condannerebbe. La sua condotta sarebbe lecita, perché a favore della vittima. Ma allora quale è questo misterioso sortilegio per cui la medesima condotta passa subitaneamente dal lecito all’illecito? L’amicizia mafiosa. Ma la storica Mannino ... ha con parole aspre confinato nell’irrilevante giuridico le frequentazioni mafiose. Al massimo, possono costituire uno spunto investigativo").


E allora quel Marcello Dell'Utri dipinto dai giornali per anni come il tramite tra mafia e Berlusconi? Così argomenta Iacoviello: "Canale di collegamento, tramite sono metafore. La tipicità dell’imputazione richiede condotte concrete (la CEDU parla di accusa dettagliata). Cosa ha fatto in concreto l’imputato, dove quando e come? Dimmi prima cosa ho fatto e poi vediamo se la mia condotta può essere qualificata come tramite, canale, tunnel e simili. Le metafore non possono sostituire la condotta. Non si condanna sulle parole, ma sui fatti." 
In pratica, per continuare a sostenere il teorema che da diciannove anni viene portato avanti dal partito dei pm d'assalto, si dovrà scavare tra le macerie.

Puntuale, il gazzettino delle procure oggi va all'attacco del pg Iacoviello accusandolo di dire il falso. Siamo all'assurdo.

martedì 13 marzo 2012

Dove siete?!


Eravamo abituati a vedervi riempire le piazze con le bandiere iridate per manifestare contro la guerra, contro l'Amerika imperialista di Bush e contro il suo perfido alleato israeliano. Ricordo che esibivate foto di Bush e Berlusconi vestiti da nazisti e bandiere di Israele macchiate di sangue. Eravate così tenaci, così ostinati a far capire al mondo che la guerra non era la strada giusta; che il ricorso alle armi, alla violenza non era la soluzione. Il vostro  movimento ha sempre voluto schierarsi dalla parte dei più deboli, degli oppressi, in nome della pace e del rispetto dei diritti umani. Allora, mi spiegate adesso dove cazzo siete finiti?



sabato 10 marzo 2012

Stringiamoci intorno a quest'uomo


Marco Travaglio non l'ha presa bene per niente! Non gli è andata giù la decisione della Cassazione sul processo Dell'Utri, ed oggi sul Fatto si sfoga scrivendo - in sostanza - che avrebbero fatto prima a dire che la mafia non esiste! Tanto vale... Perché, sempre secondo il preparatissimo e mai fazioso Travaglio, che ne sa ovviamente più lui che tutta la Cassazione messa insieme, 15 anni di lavoro non si possono buttar via così. No, non si può. E quindi, con i lacrimoni agli occhi, tira dentro addirittura Falcone e Borsellino per difendere la fattispecie di reato come il concorso esterno in associazione di stampo mafioso dalle pesanti critiche del PG Iacoviello secondo il quale il concorso esterno "è ormai diventato un reato autonomo, un reato indefinito al quale, ormai, non crede più nessuno!". 
Ma il Procuratore ha poi anche aggiunto che i processi non si fanno in quel modo, ma "si devono descrivere i fatti in concreto". Per Travaglio, sostenitore della giustizia frettolosa e creativa di alcune toghe, è stata una mazzata tra capo e collo. Evitiamo quindi di spiegargli che Falcone e Borsellino erano molto attenti a circoscrivere accuse basate su fatti e prove concrete, e non fabbricavano teoremi campati per aria. E' un Travaglio scioccato quello di oggi, e fa addirittura tenerezza quando stupìto si chiede come sia possibile che, proprio "il più solido dei processi fra tutti quelli celebrati per concorso esterno", il meno "legato alle parole e il più ancorato ai fatti", sia stato così pesantemente bocciato. Proprio non se lo spiega. Beh, se al "più solido dei processi" manca la prova della colpevolezza dell'imputato (fuori da ogni ragionevole dubbio) e fatti concreti che la supportino, figuriamoci gli altri allora! 

Ai suoi amici più stretti chiedo quindi di stargli vicino. Aiutatelo a superare questo momento.


AGGIORNAMENTO: sì, lo so, mi sento un maramaldo, ma questo pezzo di Facci si lega alla perfezione col mio commento, mettendo un punto definitivo alla questione.

venerdì 9 marzo 2012

Il peso del nostro Paese nel mondo


Come il due di coppe quando regna bastoni. E' questo ciò che contiamo sulla scena internazionale? Prima la vicenda dei marò in India, poi il mancato preavviso da parte del governo britannico riguardo al blitz in Nigeria (blitz conclusosi purtroppo drammaticamente per i due ostaggi, tra cui un nostro connazionale). Completamente abbandonati al nostro destino nel primo caso, trattati da minus habens nel secondo. Ok, non saremo i primi della classe circa autorevolezza e credibilità (e non pensate solo a Berlusconi teste di minchia...), ma cazzo, siamo pure sempre l'Italia. L'Italia, non il Burkina Faso. Avremo anche noi qualche cosa per cui valga la pena sbattere i pugni e tirar fuori le palle! Non dico di passare al ricatto, che in ultima istanza abbiamo solo da perdere, ma un po' di orgoglio, questo sì! Il nostro governo deve far capire che se si vuole rispetto bisogna anche darlo: incominciamo allora col rimandare al mittente quegli atteggiamenti di fastidiosa arroganza. 

giovedì 8 marzo 2012

Professori anti-bullismo


Notizia Ansa:" Nelle scuole italiane d'ora in poi non ci saranno più solo i classici professori di sostegno ma anche quelli per combattere il bullismo. Lo prevede un emendamento al dl semplificazioni votato dalle commissioni."

mercoledì 7 marzo 2012

Problema tecnico al Vaticano: Anonymous


Se i prodotti di un negozio non mi piacciono evito di entrarci, ma certamente non do fuoco al negozio. Quelli di Anonymous forse pensano di avere chissà quale missione da portare a termine, di essere onnipotenti, o semplicemente hanno visto troppi film. Le accuse rivolte alla Chiesa rappresentano la solita poltiglia fatta di luoghi comuni e anticlericalismo, superficialità e ignoranza. Dal Vaticano, non a caso, si sono limitati a commentare in questo modo: «il problema tecnico è in via di risoluzione». Anonymous, ovvero il gruppo di nerd informatici che gioca a fare il dio della rete, se paragonato alla storia millenaria della Chiesa, è semplicemente un problema tecnico, niente di più.